Oggi abbiamo il piacere di intervistare l’avvocato Rosario Iervolino, classe 1978. Ci descrivi la tua infanzia e il tuo quartiere durante l’infanzia, giochi, avventure, biciclette, Playstation, gli amici?
Le avventure erano quelle dei ragazzi degli anni 90. Oggi forse non esistono più, quindi la strada, gli amici, le uscite, sicuramente i tornei alla Playstation e quindi pomeriggi e nottate passate molto spesso in compagnia degli amici.
Ci puoi raccontare un profumo della tua infanzia?
La cucina di casa di mia madre. Quegli odori che oggi reperisco con difficoltà perché sono collegati a quando ero ragazzo.
Cosa volevi fare da grande?
Avrei voluto fare il Pilota di Caccia, quindi Aeronautica Militare, ho fatto tanti concorsi nell’Esercito, però poi c’è stato un cambio all’università e con giurisprudenza ho scelto di fare l’avvocato.
In che contesto familiare sei nato? Quale il lavoro dei genitori?
Sono cresciuto nella classica famiglia degli anni 80 con genitori dipendenti che hanno potuto con le loro ristrettezze far studiare alll’università i quattro figli.
Come hai vissuto questi loro sacrifici? Sono stati uno stimolo per te?
Assolutamente sì, perché non è facile mantenere una famiglia numerosa composta da ragazzi che avevano le loro necessità. Certamente si sono sacrificati all’inverosimile per poi consentire a noi di fare le nostre scelte.
Partendo quindi da uno scalino differente nell’ambito della professione. che non è quello dell’essere il “figlio di” e partendo da zero, ma avendo loro come esempi diciamo che ho fatto una bella scalata.
Qual è il film più motivante che ha ispirato la tua carriera?
“L’avvocato del diavolo”, un film bellissimo, che ti fa capire il sistema giudiziario italiano o del common law, quello americano, come può essere facilmente manipolato in particolar modo dagli avvocati. Certo quella figura è un pochettino estremizzata però in giro è pieno di avvocati del diavolo.
Hai avuto un mentore?
Il mio mentore è stato il mio dominus, l’avvocato presso il quale ho fatto la pratica e col quale ancora oggi siamo in ottimi rapporti. Uno dei primi giorni della pratica disse “Questo è un lavoro dove devi sgomitare e devi combattere. La torta è quella, ti devi ritagliare la tua fettina”. E poi è stato una guida in tante cose.
Il tuo primo lavoro?
Il mio primo lavoro è stato direttamente questo, l’avvocato, il praticante in realtà. I lavori precedenti erano quelli dei ragazzi, le animazioni, il PR per le discoteche, insomma cose diverse, che ti fanno capire l’importanza dei soldi, perché rendevano veramente poco e facevano capire che è meglio studiare per cercare di fare dei lavori più importanti.
Diventare avvocato cosa è significato per te?
Oggi sorrido quando dico di essere avvocato, perché 25 anni fa la vedevo come una figura professionale di un certo spessore e quindi adesso sorrido internamente e penso: ce l’hai fatta. Ci sono riuscito dopo tanti anni e tanti sacrifici. All’avvocato attribuisco 2 parole: la pensata e la tenacia. “Pensata” perché l’avvocato oltre a studiare e conoscere gli ordinamenti, le leggi, le normative, deve essere munito della cosiddetta pensata, cioè deve avere quello il “colpo di genio”, perché senza di quello il problema non lo risolve. Tutte le persone, tutte le società, le aziende, i clienti vengono qua con dei problemi e molti di questi problemi però si risolvono con il lampo di genio, come raggirare una normativa, dare una lettura diversa di una normativa e applicarla. Molti colleghi la pensata ce l’hanno, altri non ce l’hanno. Quindi studio, esperienza e intuizione. La “tenacia” è perchènon ti devi mai arrendere, devi andare sempre avanti, col bel tempo, col brutto tempo, con il sole, con la pioggia, devi fare il tuo lavoro e basta.
Raccontaci di un caso di successo dello studio di Iervolino.
Ne abbiamo fatti parecchi, ringraziando il Signore. Ti posso raccontare che abbiamo evitato qualche fallimento a qualche grossa azienda e quindi si sono salvati anche dei dipendenti; abbiamo fatto delle responsabilità mediche, dove sono stati riconosciuti buoni risarcimenti ai nostri clienti. Facciamo anche diritto ecclesiastico e anche qui abbiamo risolto qualche problemuccio alle congregazioni che seguiamo.
Se tu dovessi mandare un messaggio SMS ad un giovane Rosario di 20 anni fa, cosa gli scriveresti?
Il Rosario di 20 anni fa sicuramente era uno che voleva fare, voleva lavorare, voleva crescere e via discorrendo. Gli avrei mandato un messaggio per dire studia di più, perché avrei abbreviato ancora di più il percorso.
Quanto è importante l’istruzione per chi vuole diventare avvocato? Quanto è importante poi formarsi, istruirsi prima, durante e poi per tutto il resto della propria carriera?
L’istruzione, quindi il sapere in generale, è l’unica arma che uno ha. L’unica. Per emergere c’è solo una possibilità, lo studio. Non ne hai altre.
Università e lavoro. Da quando si completa il percorso universitario di studi a quando si avvia un’attività lavorativa in proprio o come dipendente, qual è il passaggio consigli?
La pratica, ma già dai tempi universitari. Quando ero al terzo anno di giurisprudenza iniziai a fare l’archivista presso un avvocato e quindi riuscivo ad applicare, a capire certe cose che leggendole soltanto sul libro, ovviamente non avevo, non riuscivo a rapportarle alla realtà.
Che cosa significa essere leader e riferimento per i propri colleghi?
Non è facile perché lo studio è come se fosse una famiglia, io sto più tempo in studio che a casa. Ovviamente da buon padre di famiglia devi mantenere gli equilibri, da una parte colpire dall’altra gratificare. Non devi sbilanciarti, per non creare incomprensioni, l’armonia all’interno di un gruppo è fondamentale per lo sviluppo dello stesso.
Che cos’è la PMI International che tu rappresenti come Presidente della regione Campania?
UIna bellissima organizzazione deputata principalmente all’assistenza ai professionisti, agli industriali, agli imprenditori, e creano raccordi, li accompagnano giorno per giorno nelle loro problematiche, qualsiasi esse siano. Ti affiancano, ti assistono con la consulenza, con i vari settori, e poi sono presenti in cinque continenti, quindi è una bella organizzazione.
Tu sei anche un avvocato di impresa, cosa consigli ai giovani start-upper?
Contemperare bene i costi-benefici prima di partire, quindi avere un’ottimo business plan e, ovviamente, una consulenza legale, un’assistenza legale, perché se male si parte, male si finisce. L’avvocato di impresa, in realtà, è come se fosse interno all’azienda, partecipa alla vita sociale dell’azienda ed è investito di tutto, quindi dal contratto all’ordine, dal contenzioso al consiglio.
Cosa vuoi fare da grande?
Da grande vorrei continuare a fare questa professione fino a quando non mi mancheranno le forze.
Manda un messaggio ai ragazzi della Federico II.
Devono essere felici di quello che stanno iniziando a fare. Perché proprio quello gli servirà per fare tutto il resto. Quindi gli faccio i miei complimenti. Non si devono mai abbattere.
Quanto è importante che chi come te è riuscito nella vita sostenga gli studi e la visione di sviluppo dei giovani?
È fondamentale. Ma lo dovremmo fare a prescindere tutti. Perché, ripeto, il filo conduttore è sempre lo stesso. Soprattutto per chi è un po’ più svantaggiato rispetto ad altri. Sostenergli gli studi è una delle cose fondamentali. Perché sennò li abbandoni e sono già segnati nella loro vita da piccoli.
Grazie a Rosario.
Grazie a voi.
Francesco Russo
